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I Ruderi del Castello di Romena

Circa due chilometri a sud-ovest di Pratovecchio, su un colle di 621 metri d'altezza alla destra del fiume Arno, s'innalzano le maestose rovine del famoso castello di Romena. Seppur in rovina il maniero conserva ancora notevoli segni della sua grandezza e degli importanti fatti storici che lo interessarono.
Le tracce dell'insediamento umano sul colle si perdono nella notte dei tempi, basti pensare che sono stati ritrovati in loco frammenti di vasi etruschi risalenti al III° secolo avanti Cristo, verso la cui fine la zona subì addirittura le devastazioni dovute al passaggio dell'esercito di Annibale diretto verso Roma.
Notizie dell'esistenza di un potente e turrito castello si hanno a partire dal 1008. Al tempo era la residenza del nobile Conte Guido Alberto dei Marchesi di Spoleto, che da qui, a partire dal 1055, estese la sua signoria su tutto il Casentino. In seguito a una serie di matrimoni fra nobili, ebbe origine la dinastia dei Conti Guidi, che divennero i nuovi signori di Romena nel XII° secolo. Nel 1217, alla morte del Conte Guido Guerra, il patrimonio dei Guidi fu spartito fra i suoi figli e il castello toccò ad Aghinolfo, che da qui originò il ramo dei conti noto come dei 'Conti Guidi da Romena'. Nel 1281 il castello fu al centro di un episodio particolare della storia medievale: la falsificazione dei Fiorini d'oro della Repubblica Fiorentina da parte di Maestro Adamo da Brescia, su istigazione da parte dei Conti Guidi, e il fatto è riportato anche da Dante nella Divina Commedia nel XXX° canto dell'inferno. Negli anni dell'esilio del sommo poeta da Firenze (1301-1321) è quasi certo che lo stesso, in buoni rapporti con i Guidi, trascorse parte dello stesso al castello di Romena o comunque nelle sue vicinanze. La signoria dei Conti su Romena terminò nel 1357, quando il castello fu venduto (per 9600 Fiorini)
al Comune di Firenze. Da fonti storiche apprendiamo quale era la potenza del maniero al tempo: oltre al palazzo e al cassero il castello era dotato di ben 14 torri, poi ridotte a 5, una triplice cerchia muraria all'interno della quale si trovavano abitazioni per un centinaio di famiglie e un ospedale per i poveri e i pellegrini.
Il castello fu al centro di un altro importante fatto storico nel 1440, quando le truppe al soldo dei Visconti di Milano assediarono ed espugnarono Romena, provocando non pochi danni alla fortificazione. Poco dopo fu riconquistato dalla Signoria Fiorentina e restò per i secoli successivi nel Granducato di Toscana. Nel 1768 passò, mediante asta pubblica, ai Conti Goretti de Flamini, attuali proprietari.
I danni più gravi subiti dalla costruzione si devono non alla guerra ma alla natura: il terremoto che nel 1579 colpì la zona ridusse il castello a un rudere. E' grazie all'opera del Conte Ottaviano Goretti dé Flamini se sono giunti a noi, ben conservati, i resti che oggi ammiriamo. Fu lui che pose termine allo smantellamento delle torri e delle mura rimaste da parte di alcuni abitanti del luogo che vedevano nel castello una comoda cava di pietre per le loro abitazioni e sempre grazie a lui si devono i lavori di restauro e mantenimento intrapresi per conservare questo importante pezzo di storia Toscana.
Fino al 1889 sorgevano inoltre case coloniche addossate alla seconda cerchia di mura e i terreni dentro la cinta muraria erano coltivati. Ulteriori danni furono però inflitti alla costruzione durante la seconda guerra mondiale, quando fu oggetto di bombardamenti alleati per snidare le truppe tedesche qui asserragliate.
Attualmente restano in piedi tre torri e il poderoso cassero, oltre a parte delle tre cortine murarie. Da nord troviamo i resti di due porte, dette 'Gioiosa' e 'Bacia', che permettevano l'ingresso al recinto interno della fortificazione. Dalla torre della postierla, con ponte levatoio e fossato ripristinato durante i restauri del secolo scorso, si accede all'interno del cassero, dove troviamo la cosiddetta 'casa del Podestà', palazzo residenza dei conti, e la 'torre del Mastio', la più alta e destinata all'ultima difesa.

Nel cassero possiamo ancora notare la presenza di una bella cisterna e di un passaggio sotterraneo (oggi inagibile) che conduceva all'esterno.
Lungo le mura si possono ancora ammirare alcuni beccatelli che sorreggevano il camminamento di ronda in legno, anch'esso in parte ricostruito. Importanti resti sono quelli del palazzo, dentro le restaurate stanze troviamo una ricostruzione in scala del maniero al tempo del suo massimo splendore. Dal lato opposto al cassero, sul fronte sud, attraversata tutta la piazza d'armi troviamo l'ultima delle tre torri superstiti: la 'torre delle Prigioni' collegata ad un tratto della cortina muraria ancora dotata di resti dei beccatelli del cammino di ronda. Fra la seconda e la prima cinta muraria si trova, sempre a sud, la vecchia Podesteria, attualmente restaurata e divenuta casa colonica. Della terza cinta, la più esterna, restano tracce sparse lungo le pendici del colle, con tratti ancora merlati intervallati da alcune torri, soprattutto sul versante sud-est. Come detto il castello è proprietà privata, ma è possibile accedervi chiedendo al custode che abita in una delle case coloniche vicino all'ingresso.

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