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Le pievi e chiese romaniche del Casentino

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Pieve di Santa Maria Assunta a Stia
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La posizione marginale e la bellezza paesaggistica dell’alta valle dell’Arno, tra Arezzo e Firenze, ha fatto sì che questa zona, in passato, fosse un luogo ideale di preghiera e ritiro religioso. I segni più tangibili di questo fervore mistico sono racchiusi all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, un’area protetta dove è piacevole passeggiare tra boschi secolari e impetuosi torrenti che solcano l’Appennino tosco-romagnolo. Tra il silenzio di queste cime, San Romualdo fece costruire, nell’XI secolo, l’Eremo di Camaldoli e, nel 1224, San Francesco ricevette “l’ultimo sigillo” delle stimmate, nel luogo in cui ora si trova il Santuario della Verna.

La zona del Casentino custodisce anche alcune splendide pievi di campagna, che testimoniano l’intenso fervore religioso della popolazione nel corso dei secoli. Sorgono spesso su preesistenti edifici di culto pagano e mostrano chiaramente i segni di una suggestiva stratificazione religiosa. Splendida a questo proposito è la Pieve di Sant’Antonino a Socana (Castel Focognano), alcuni chilometri a sud di Bibbiena. Gli scavi dietro l’abside hanno portato alla luce la scalinata e l’ara sacrificale di un tempio etrusco, segni di una religiosità che pervade il luogo da oltre 2600 anni. La parte cilindrica del campanile, invece, è di epoca romana, mentre la parte superiore, esagonale, risale alla seconda delle tre chiese cristiane costruite durante il Medioevo, modificata poi in facciata nel corso del Cinquecento.

Simili vicende si sono alternate anche nella storia della Pieve di San Pietro a Romena, costruita su una collina a due chilometri da Pratovecchio. Pur rimaneggiato nel corso dei secoli, questo edificio è uno dei migliori esempi di architettura romanica del Casentino. Lesene, archetti, colonnine e gruppi di bifore e trifore decorano le mura esterne, mentre l’interno custodisce capitelli scolpiti con figure umane e animali di sorprendente espressività. Nei pressi della pieve si trova anche il Castello di Romena, un tempo il più fortificato tra le dimore dei Conti Guidi. Gran parte dell’antica costruzione è andata distrutta, ma il luogo conserva ancora quel fascino che incantò Dante durante il suo esilio e che ispirò a D’Annunzio il terzo libro delle “Laudi di Alcyone”.

Deviando dalla strada principale che collega Bibbiena a Stia, si trovano altre costruzioni di un certo interesse. Se la Pieve di San Martino a Vado (Comune di Strada) è riuscita a mantenere le dimensioni originarie e la struttura a tre navate tipica delle chiesi casentinesi, altra sorte è capitata alla Pieve di Santa Maria a Partina (frazione di Bibbiena) e a quella di Buiano. Della prima restano solamente alcuni resti degli archi di una navata incastonati tra le mura di una vecchia casa colonica; la seconda, invece, conserva solo una navata absidata a cinque campate, circa un terzo della struttura originaria. Da vedere, infine, la Pieve dei Santi Ippolito e Donato, vicino a Piazza Tarlati, nel centro storico di Bibbiena. La chiesa custodisce varie opere d’arte, tra cui una scultura lignea del Duecento e un trittico di Bicci di Lorenzo, l’artista che dipinse anche “L’Annunciazione” conservata presso la Pieve di Santa Maria Assunta a Stia.

 
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